15 July 2012

In gita dallo psicologo


Ci si può vergognare di andare dallo psicologo?
Non dovrebbe essere ma un pochino ancora c'è questa idea che "ma io mica c'ho problemi!" anche se magari soffre di un'ansia galoppante.
Io ho resistito. Per qualche mese ho cercato di affrontare da solo le mie ansia che piano piano sono diventate ipocondria, fobie, ossessioni... giorno dopo giorno stavano logorando la mia sanità mentale nonostante, ironia della sorte, non fossi proprio a digiuno di un lavoro interiore.

Per anni ho seguito corsi di meditazione/counseling il cui risultato è stato sì farmi vedere meglio la vita ma al tempo stesso di togliermi ogni difesa contro le difficoltà della vita.
Per anni ho studiato Psicologia (o meglio, quello che è la psicologia nell'università italiana, cioè praticamente zero) e lo studiare 4, e dico 4, esami di Fisiologia e Biologia non mi ha aiutato per niente, anzi... conoscendo le cose è stato pure peggio perché è lì che è nata l'ipocondria, assente fino ad allora.

Negli ultimi anni ho subìto un po' di eventi negativi intorno a me che hanno messo in crisi il mio io mettendolo mooooolto sotto pressione con risultati negativi oltre che sulla psiche pure sul fisico. Ok, altro discorso...

Ma qui parlavo di psicologi. Una notte l'ansia mi ha strizzato come un calzino bagnato e allora mi sono deciso. Io, amante di Freud, chiamo una psicanalista. Telefono, fisso l'appuntamento, vado.
La signora psicanalista sembrava una tata di un vecchio film di Walt Disney con i suoi occhialetti e il suo sorriso a metà con la tristezza. Gli stessi occhi erano un po' tristi (ok, qui lo dico, sono un esperto di microespressioni facciali quindi non ho visto la sua tristezza perché io ero triste, ma il taglio della sue sopracciglia e degli occhi e della bocca era quello tipico della tristezza).
Per qualche seduta parliamo di me, di quello che mi succede. Io cercavo di spiegarle che l'ansia mi stava bloccando la vita, lei mi rispondeva chiedendomi del mio passato. Per un qualche fine? Sì, "devo capire da dove nasce quest'ansia".
Per farla breve, oltre a sedute individuali ho fatto anche psicoanalisi di gruppo dove ognuno veniva e raccontava quello che aveva fatto in settimana con l'analista che cercava di collegarlo a un qualcosa del passato.
Sembrava di essere al bar con gli amici.

Allora ho ringraziato il Dottore e sono andato avanti. E ho cambiato. Sono andato da una psicologa cognitivo-comportamentale che ha subito cambiato approccio: mi ha fatto scrivere la mia vita tipo biografia e ha subito puntato sull'autostima.
Per lei non è tanto importante il passato se non per capire quanto siamo forti. Per lei conta risolvere oggi l'ansia o quello che è, il passato è passato. Io è oggi che sto male.
I risultati ci sono: l'apertura di questo blog, l'ipocondria azzerata, l'autostima che ha ripreso a salire e la foto di questo blog e su Facebook lo dimostrano.

E così da qualche mese sto andando in gita dagli psicologi. E' divertente se non fosse che costa un occhio della testa. Devo dire che mi divertiva andare dall'analista con gli altri del gruppo a raccontare "mah, questa settimana passavo per strada e ho visto una macchina ferma al semaforo e mi ha colpito..." oppure "ho fatto un sogno in cui ero vestito da pecora" se non fosse che i risultati immediati erano zero e anche quelli a lungo termine non dovevano essere granché visti gli altri pazienti.

Con la seconda psicologa, invece, andiamo più sul pratico, sull'immediato, sul ricostruire qualcosa che un disturbo post-traumatico da stress ha inevitabilmente rotto.
Ci sono state delle tecniche, dei consigli, delle opinioni...

Questo per dire che sentirsi sotto pressione e avere l'impressione di non riuscire a fare tutto è una cosa normale ma come a volte è meglio farsi accompagnare da qualcuno per comprare qualcosa di ingombrante lo stesso dicasi per la psiche. Non c'è nessun problema a farsi aiutare da un professionista.
Non c'è niente di cui vergognarsi. Mai.





There may be ashamed to go to a psychologist?
There shouldn't be but still there is this idea that "but I don't have any problems!" even if he suffers from anxiety runaway.
I resisted. For some months I tried to go it alone, my anxiety gradually became hypochondria, phobias, obsessions... Day after day they were harassing my sanity even though, ironically, I had done a deep inner work.

For years I attended meditation classes / counseling with the result: ok, I see my life on a better way meanwhile I took off any defense against the difficulties of life.
For years I have studied psychology (or rather, what is the psychology in Italian universities, which is practically zero) and study 4 (4 exams, people!) Physiology and Biology exams did not help me at all, but... knowing things was even worse because that is where did the hypochondria, absent until then.

In recent years I have suffered a bit of negative events around me who have challenged my self soooo putting it under pressure with negative results on the psyche as well as well as physically. Ok, it's another item...

But here I was talking about psychologists. One night, the anxiety I had wrung like a wet sock, and then I decided. I, lover of Freud, call a psychanalist. Phone, fixed an appointment, I go.
The lady looked like a former nanny of Walt Disney 50' movie with her glasses and her smile in half with sadness. The same eyes were a bit sad (ok, I say here, I'm an expert in facial micro expressions so I have not seen her sadness because I was sad, but the cut of his eyebrows and eyes and mouth was typical of sadness).
For a few sessions we talk about me, about what happens to me. I tried to explain that my anxiety was blocking the life, she replied to me asking about my past. For some end? Yes, "I try to understand where this anxiety starts."
In short, in addition to individual sessions, I also did psychoanalysis group where everyone came and told what he had done during the week with an analyst who tried to connect it to something of the past.
It seemed to be at the bar with friends.

Then I thanked the Doctor and I went ahead. And I changed. I went to a psychologist, cognitive-behavioral approach that gave me some homeworks: I did write my biography and life type has been focused on self-esteem.
For her, the past is important to understand how strong we are now.
The results are: the opening of this blog, hypochondria reset, self-esteem that has started to grow again and the picture of this blog and on Facebook to prove it, new projects, new smile, new power, new ideas, new me.

So a few months I'm going on a trip by psychologists. It's funny if it were not costing a fortune. I must say I'm amused by the analyst to go with the other group to tell "mah, this week I was walking along the street and saw a car stopped at the traffic light and this hit me..." or "I had a dream where I was dressed as a sheep" were it not that the immediate results were zero and also the long term should not be having much of the other patients.

With the second psychologist, however, we go further on the practical, the immediate, to rebuild something that a post-traumatic stress disorder has inevitably broken.
There are techniques, advice, opinion...

That is to say that feeling under pressure and have the impression of not being able to do everything is normal but as it is sometimes better to take someone to buy something bulky the same it's about the psyche. There is no problem to get help from a professionist.
There is nothing to be ashamed of. Never.

9 comments:

Ginevra said...

Ebbene sì, anche in questo ambito i pregiudizi sono ancora tanti: dallo psicologo ci vanno i matti. Che poi a me fa anche piacere quando mi danno dela matta, ma questo è un "problema" mio! :D
Questa reticenza comunque credo sia collegata anche alla nostra paura nel chiedere aiuto: io non ho bisogno di nessuno, posso farcela da solo, non ho mai dovuto ringraziare nessuno, e bla,bla,bla. E invece a volte è così importante (e indispensabile) saper ammettere i propri limiti e rivolgersi a qualcuno che possa aiutarci a sbloccare una situazione che rischia invece di cristallizzarsi. Non c'è proprio niente di male nel chiedere aiuto a un professionista, o in altri casi a un amico, un familiare... L'orgoglio spesso è nostro nemico.
Comunque la tua frase "se non fosse che i risultati immediati erano zero e anche quelli a lungo termine non dovevano essere granché visti gli altri pazienti." non è niente male! ahahahhahah!

Anonymous said...

Allora la domanda è: da dove nascono le paure, le ossessioni, i pensieri che diventano più grandi di noi e ci sovrastano? Non sarà un difetto di chi è abituato a pensare troppo? Non sarà colpa di tutti quei pensieri che non trovano una via d'uscita? Ma quali? E perché?

Foto Giudici said...

La colpa non è mai dei pensieri perché i pensieri ci sono e ci saranno sempre. Il pensiero è un insieme di sinapsi e le sinapsi ci sono per forza: sarebbe come dire di poter fermare il sangue o il cuore. Si può rallentare il battito, lo si può accellerare, ma non lo si può fermare.
Lo stesso per i pensieri.

Quello che si può fare, però, è vedere questi pensieri "occulti". Non parlo dei pensieri in generale, ma di quelli che creano ansia, che creano quell'ingorgo psicologico.
E' come l'insieme di cavi dietro il televisore: se colleghi tv, br, decoder, ecc. ecc. senza curartene quei cavi creeranno caos finché potrebbero causare un corto circuito.

Vederli e metterli in ordine evita il caos: non puoi evitare i cavi ma puoi evitare che questi creino un corto circuito.

Anonymous said...

La risposta mi soddisfa ma riuscire a trovare il filo che causa il corto circuito è un percorso complicato e certe volte ti chiedi se quel filo veramente c'è... Prima ho dimenticato la firma...
Angela

Foto Giudici said...

Non bisogna trovare il filo ma il modo di districare l'aggrovigliamento dei fili prima che questi causino il corto circuito: una volta che è scattato il corto diventa tutto più complicato. Possibile ma complicato.

Non è una cosa complicata, anzi, è più facile di quello che sembra ma raramente possiamo farcela da soli: a volte provandoci da soli si crea ancora più casino.

Serve un supporto dall'esterno, qualcuno che abbia la lucidità di vedere quei cavi e capire come districarli.
Per questo ho scritto che non bisogna vergognarsi di cercare aiuto. Viviamo in un'epoca in cui abbiamo tutto il pensabile a disposizione ma facciamo a gara a fare tutto da soli....

lafronteddu said...

L'immagine dell'ingorgo e dei cavi aggrovigliati la trovo perfetta. E come dice Ginevra io sono una di quelle che ha sempre cercato di analizzarsi da sola, di aiutarmi da me, un po' per testardaggine, per disabitudine a pensare di poter davvero rivolgersi a qualcuno, per paura, boh. Devo dire che questo da una parte mi ha fornito una forte conoscenza di me stessa, una capacità di razionalizzare, di visualizzare i cavi e cercare di non farli aggrovigliare troppo. All'occorrenza di fermarsi e perdere tempo a cercare di sbrogliarli. Dall'altra credo che forse, in alcuni momenti della mia vita se avessi cercato un confronto, un aiuto, forse molte cose adesso non starebbero più nemmeno nei miei pensieri, e invece tornano, ciclicamente, a ronzarmi intorno.
Anche il discorso economico è rilevante, perché si tende sempre a pensare che ci siano cose più importanti, e lasciamo la cura del nostro mondo interiore come fanalino di coda.

Foto Giudici said...

Tutti cerchiamo di autoanalizzarci perché tendiamo sempre a sottovalutare tutto. Il problema è che se è vero che nessuno si conosce meglio di se stesso è anche vero che nessuno ha la lucidità per vedere la propria situazione nella luce giusta: per questo a seconda della gravita della situazioni cerchiamo un appoggio... negli amici... nel partner... nel lavoro... in un professionista.

Per dire, nessuno, neanche Freud è riuscito mai a risolvere da solo i propri problemi.

E quindi? Che problema c'è a mostrare la propria fragilità e a chiedere aiuto a qualcuno che conosce le scorciatoie e i mezzi giusti per aiutarci? Se ho un raffreddore mi faccio una spremuta e via. Ma se ho una malattia un po' più forte chiamo il dottore.
Invece sottovalutiamo il nostro mondo interiore come se fosse una questione di serie B quando invece tutto dipende da lì, anche il mondo cellulare... quindi...

Anche perché per fortuna non parliamo di depersonalizzazioni, personalità psicotiche ecc. ma di normali tilt psichici, quindi cose assolutamente facili da chi sa come gestirle... ;-)

Anonymous said...

Parlo in prima persona proprio perché mi sono rivolta ad una psicologa per affrontare una mia fobia ma sembra un viaggio infinito... È chiaro che il problema non è la fobia ma quello che la scatena. All'inizio ho vissuto male la necessità di un aiuto perché sono sempre stata in grado di capirmi e risolvermi ma adesso è diverso perché questa cosa mi fa stare troppo male e penso che bisogna avere anche il coraggio di dirsi: da sola non ce la faccio. Questo non cambia quello che sei e come sei, anzi ti rende più consapevole e forte, ti aiuta a ricucire un dialogo con te stesso laddove si è spezzato. A volte però mi sembra di non saprere più dove cercare dentro me...
Angela

Foto Giudici said...

Il voler cercare qualcosa è un tipo di terapia. Un altro tipo è risolvere l'intensità della fobia per poi successivamente andare a cercarne le cause.
A volte le cause sono talmente nascoste nell'inconscio che può richiedere molto tempo e molto impegno ma intanto si può fare molto per cercare di tamponare.
Hai provato la Desensibilizzazione Sistematica?

Con le fobie ad esempio si può fare tantissimo ma dipende molto dall'approccio dello psicologo.
Per dire, io soffrivo di un'ansia molto forte (post-traumatico da stress è il nome esatto) e se avessi continuato a "cercare" con la psicoanalisi probabilmente fra 15 anni ci sarei anche arrivato ma nel frattempo avrei comunque sofferto di un problema debilitante.
Cambiando approccio, lasciando la psicoanalisi e arrivando alla cognitivo-comportamentale (ma è solo uno dei tanti approcci, dipende dalla fobia o dal problema, anche l'analisi transazionale o la pnl sono utili) le cose sono cambiate tantissimo.
Questo non vuol dire che ora non soffro più di ansia ma l'intensità è minore e ora posso affrontarla.

Ma da solo non ci sarei riuscito, anzi. Da solo generalmente si tende ad evitare il problema o, quando diventa più forte, ad evitare la fonte ansiosa o fobica (es. è il non prendere più l'aereo). E questo è un errore perché invece il segreto è proprio affrontarlo. Ma da sola è difficile. Senza vergogna.
Io non capisco molto di computer e quando si rompe lo porto in assistenza.
Una fobia o un qualsiasi altro problema psichico è come se il sistema sinaptico si fosse inceppato ripetendo sempre lo stesso schema (i neuroni sono un po' deficienti: spediscono il segnale allo stesso modo anche se questo sbaglia strada e si infrange contro un muro. Loro non sanno che sbaglia strada e continuano a mandare lo stesso segnale... e bum... e bum... e bum... e quello sbatte) quindi va portato in riparazione. Dallo psicologo.

Ma proprio come facciamo con l'assistenza del computer, se non ti trovi con questo psicologo, allora cambia.

Un lavoro su se stessi non fa mai male. Evitare di pensarci o fare da soli invece sì.
Senza paure né vergogne... ;-)